Dolcedo Giuseppe Franciosi Presidente del Gruppo Ecologico Partigiani Valle Primo solleva nuovamente la questione delle antenne selvagge in vetta al Monte Faudo
Ormai è una questione annosa, forse non quanto chi ha permesso tale scempio, o a chi sia riconducibile la proprietà di tali manufatti, ma certamente alla vetta con la cappelletta votiva e la grande croce di ferro, va restituita la dignità del luogo.
La grande croce di ferro, e la cappella che furono poste a memoria e perenne ricordo della strage d'inermi contadini che intenti a tagliare il fieno nei pressi della vetta vennero trucidati dalle formazioni nazifasciste durante la seconda guerra mondiale, la realizzazione di questi manufatti fu voluta da Padre Raffaele Amoretti negli anni 50.
Insieme ai sui confratelli e a molti volontari si fecero promotori, prima della realizzazione della strada che porta in vetta, poi della costruzione della cappelletta e la posa della grande croce in ferro, croce che negli anni 70 durante la notte era illuminata e visibile da tutti i paesi alle pendici del monte, nel 1968 la prima Corsa Podistica.

Questo uno stralcio del ricordo manoscritto tratto dal Diario dei 10 mesi dell'allora Parroco di Montalto, don G.B. Lanteri: nel quale racconta la strage che la capelletta votiva voleva ricordare: 

"17 Agosto. Giornata di terribile rappresaglia sulla popolazione di Montalto Ligure. Verso le sei del mattino i tedesco – fascisti sono già al passo di Vena. Dopo aver ucciso due persone a San Salvatore uccidono una dozzina di uomini e donne di Dolcedo. Sono presi nel sonno in una casupola nei pressi del Faudo, addetti al taglio del fieno che assicurati dal Prefetto non esservi più durante la fienagione scorrerie nei prati del Faudo si erano recati lassù.
I Tedeschi scendono nella Regione Binelle ed Evria. Uccidono certo Ammirati Giobatta detto l’orso di circa 70 anni trovato per la strada carico di legni, così pure altro Ammirati Gio Batta (Bacò) di 72 anni ed un certo Brea Giorgio di 54 anni, trovato sulla porta che stava mangiando. Arrestano alcune donne che chiudono in una stalla ed alcuni uomini che poi rilasciano.
Al Santuario dell’Acqua Santa uccidono dopo averli terribilmente bastonati e seviziati, i sacerdoti addetti a quell’istituto certo Bartus Stanislao e Bellini Mario, e incrudeliscono sui loro cadaveri facendoli rotolare a calci giù dalla strada. Spaventano suore e bambini, gettano all’aria ogni cosa in Chiesa e nella abitazione delle suore.
Nei sotterranei della chiesa si sono nascoste molte persone che non vengono scoperte.
Preceduti dal fuoco dei mortai sul paese vi entrano da due parti. Uccidono il sacrestano certo Montebello GB.
Fracassano porte ed ogni cosa. Il parroco ed il podestà che non credevano avere a che fare con simili bestioni selvaggi ed ignari di quello che era accaduto nelle campagne, gli si presentano in Piazza della Chiesa. Fa parte del primo gruppo di Tedeschi un tenente medico. A Taggia si è poi vantato di avere il 17 agosto ucciso lui solo nove persone:”Quest’oggi essere stata buona giornata.” 

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