
Benvenuti al debutto di questa nuova rubrica, uno spazio nato per esercitare quel diritto sacrosanto e tipicamente ligure che è il "mugugno": una critica costruttiva, schietta e senza peli sulla lingua, dedicata a come viene amministrato il nostro paese. E le immagini che ho voluto registrare nel mio ultimo servizio video – nonostante l'invito ufficiale mi sia stato recapitato, quasi per sbadataggine, solo il giorno prima dell'evento – offrono lo spunto perfetto per iniziare.
Durante l'inaugurazione dei nuovi locali dell'ex salone parrocchiale, la mia mente è corsa spontanea alle parole dell’Assessore alla Cultura, Cinzia Balestra, che spiegava con orgoglio le motivazioni dietro all'intitolazione della sala polivalente a Lucia Joyce. Cito testualmente:
“Abbiamo voluto unire i due poli culturali del paese, il teatro e la biblioteca, dedicandola a Lucia Joyce, figura legata a Samuel Beckett, anche per valorizzare il ruolo delle donne nella cultura. La sua storia è segnata da un talento interrotto e da una vita difficile... Una fotografia che la ritrae vestita da sirena è stata conservata da Samuel Beckett, che idealmente la rende parte di questo intreccio culturale”.
Io, che ormai ho le mie primavere e ho alle spalle una preparazione scolastica di natura puramente tecnica, confesso i miei limiti davanti a questi voli pindarici. Rimango però fermo su un principio elementare: la toponomastica e le intitolazioni dei luoghi pubblici di un Comune nascono per creare identità, fare memoria locale e unire la comunità attorno a figure che hanno dato qualcosa di concreto al territorio.
Se un cittadino di San Lorenzo, o un turista che passeggia nel nostro centro, entra nella sala polivalente e legge "Sala Lucia Joyce", la reazione del 99% delle persone sarà inevitabilmente: “E chi è? Cosa ha fatto per San Lorenzo al Mare?”. La risposta è disarmante: nulla. Non vi è alcun legame storico, geografico o affettivo.
Mentre l’Amministrazione andava a cercare a Parigi o a Dublino la sfortunata figlia di James Joyce per fare sfoggio di erudizione cosmopolita, ha lasciato nel cassetto i nomi di decine di figure locali. Donne che hanno sudato su queste strade, che hanno fatto la storia della nostra comunità e che avrebbero meritato davvero di vedere il proprio nome su quella targa.
Penso in primis a Piana Libera, da tutti conosciuta e ricordata affettuosamente come "Lina". Una donna infaticabile, pilastro insostituibile della nostra comunità: infermiera, segretaria e tuttofare al fianco del compianto e storico medico Dott. Luigi Trucchi, nonché stimato Consigliere Comunale negli anni '80.
"La memoria storica impressa nel marmo: il dott. Trucchi e Piana Libera riposano insieme per l'eternità"
Se lo sguardo della storia corre indietro, non possiamo dimenticare le ferite profonde della Seconda Guerra Mondiale, che a San Lorenzo ci ricordano il sacrificio e la sofferenza di altre due nostre concittadine: Teresa Avegno e Mafalda Ricca, due donne che vissero sulla loro pelle le atrocità e la ferocia della deportazione e della repressione nazifascista, tornando miracolosamente a casa prima che il delirio dei campi di sterminio le inghiottisse per sempre.
Ma voglio confessare un piccolo "peccato" di cronaca. Per approfondire la storia del nostro paese e colmare i miei stessi ricordi, sono andato a sfogliare le pagine del prezioso libro "Volti e pietre di San Lorenzo". Volevo fare un salto temporale nel primo dopoguerra, arrivando fino all'anno 1961 – l'anno in cui, tra le altre cose, sono nato io. Lì ho riscoperto un nome che la burocrazia ha registrato come Bonfante Maria Caterina. Grazie alla preziosa memoria storica dell'ex impiegato comunale Emilio Vinotti, ho potuto dare un volto reale a questo nome: era la signora "Rina" Bonfante, mamma di Massimo e Monica Barbato. Ebbene, questa donna merita di essere sottratta all'oblio: è stata in assoluto la prima donna a sedere tra i banchi del Consiglio Comunale di San Lorenzo al Mare, rompendo un soffitto di cristallo in un'epoca in cui la politica era terreno esclusivamente maschile.
Che dire poi delle varie Maestre delle scuole elementari che si sono alternate nel dopoguerra, quando le aule si trovavano proprio dove oggi c’è la sede del Comune? Donne straordinarie che hanno cresciuto generazioni di studenti a dir poco restii allo studio, come il sottoscritto. Tra tutte vorrei ricordare le sorelle Ranise: Maria e Annamaria. Quest’ultima è stata la mia maestra, colei che mi ha sopportato pazientemente per cinque anni e che, nel 1968, fu la seconda donna a sedere nel nostro Consiglio Comunale.
Facciamo infine un balzo drammatico verso il presente. Oggi si parla tanto, e giustamente, di violenza sulle donne; molti spettacoli di sensibilizzazione vengono allestiti anche qui da noi, nel Teatro dell’Albero. Eppure, ci si dimentica sempre di citare una ferita profonda e dolorosa avvenuta proprio a San Lorenzo al Mare il 18 giugno 1977, quando l'ex marito della maestra Luigia Ardissone esplose cinque colpi di pistola contro di lei e contro sua sorella Iride. La maestra Luigia perse tragicamente la vita, mentre la sorella Iride, pur gravemente ferita, riuscì miracolosamente a sopravvivere a quella follia.
Se l'obiettivo dell'Assessorato era davvero celebrare la forza delle donne, la loro resilienza, l'emancipazione o portare una riflessione profonda sulla violenza di genere, i nomi di Lina Piana, di Teresa Avegno, di Mafalda Ricca, di "Rina" Bonfante, delle sorelle Ranise e delle sorelle Ardissone gridavano giustizia per essere incisi su quella targa.
Invece, si è preferito dimenticare la storia dei nostri carruggi per andare a cercare una "sirena" oltreconfine. Onorare la cultura e il ruolo delle donne è un atto sacrosanto, ma lo si fa valorizzando chi ha costruito il tessuto sociale, chi ha educato i nostri figli e chi ha sofferto sul nostro territorio, non cercando l'effetto speciale per legarsi indirettamente ai salotti letterari di Samuel Beckett. La cultura vera ha le scarpe sporche della terra del nostro paese, non il passaporto parigino.
Ci sono certamente altre figure straordinarie della nostra storia che in questo momento non mi vengono in mente. Se qualcuno dei lettori avesse voglia di parlarmene per completare e arricchire il "mugugno" del giorno, mi faccia sapere. La memoria di San Lorenzo la difendiamo insieme.
Al prossimo mugugno Pier Luigi Balestra





