nella foto o protagonisti del libro corso marche 38

C’è un filo rosso — o forse sarebbe meglio dire una scia di olio motore e profumo di benzina ad alti ottani — che lega le strade del ponente ligure alle vette più alte del Campionato del Mondo Rally. Quel filo si chiama passione, determinazione e genialità artigianale. Un’epopea irripetibile che oggi rivive tra le pagine di un libro straordinario, "Corso Marche 38 - Il regno degli uomini ombra", firmato da Gianni Tomazzoni insieme a due colonne storiche del Reparto Corse Fiat-Lancia, Roberto Vittone e il "nostro" Rino Buschiazzo.

Per presentare questo volume e far fare un tuffo al cuore a tutti gli appassionati della Riviera, le telecamere di Rivieradeifiori.tv sono entrate in un luogo che trasuda storia da ogni mattone: la mitica Officina Ratto di Savona.

Le radici locali del mito HF nelle parole di Agostino Orsino

A fare gli onori di casa, un presentatore d'eccezione, il mitico Agostino Orsino, che ha orchestrato un incontro ricco di aneddoti e nostalgia pulsante. Durante la serata, Agostino ha menzionato Carlo Brion, presente alla presentazione.

Brion, classe 1938, è un pezzo di storia vivente del rallismo ligure e nazionale, essendo stato uno dei primissimi piloti privati a sfidare il cronometro e la polvere a bordo della leggendaria Lancia Fulvia Coupé Rallye 1.6 HF, la celebre "fanalone". E qui la storia locale si intreccia con il destino: in quegli anni pionieristici, le Fulvia di Carlo Brion venivano curate e coccolate nelle officine della zona. A sporcarsi le mani su quei motori c'era un giovanissimo meccanico dell'Officina Nello di Albissola. Il suo nome? Rino Buschiazzo.

È proprio in quelle officine savonesi, tra intuizioni notturne e chiavi inglesi, che Buschiazzo ha affinato quel talento e quella dote di problem solving estremo che di lì a poco lo avrebbero portato a Torino, varcando i cancelli di Corso Marche 38 per diventare uno dei grandissimi protagonisti dell'epopea Fiat e Lancia nel mondo.

Cadere e rialzarsi sempre: i drammatici incidenti nei voli di assistenza

Ma cosa voleva dire, concretamente, far parte di quella squadra di "uomini ombra"? Significava vivere al limite, accettando rischi che oggi sembrano pura follia. Nei rally dell'epoca d'oro, i meccanici non aspettavano la macchina comodamente seduti al parco assistenza: le inseguivano dall'alto, volando a ridosso delle prove speciali a bordo degli elicotteri, pronti a intervenire immediatamente per qualsiasi riparazione volante in mezzo al nulla.

Ed è qui che emerge la metafora più pura dello spirito Lancia: cadere e rialzarsi sempre, senza mollare mai. Nel vero senso della parola.

Le cronache di quelle spedizioni leggendarie custodiscono infatti retroscena incredibili e drammatici: durante le furiose attività sui campi di gara, Rino Buschiazzo è precipitato per ben 4 volte con l'elicottero con cui faceva assistenza, mentre il suo collega e co-autore Roberto Vittone è precipitato addirittura 5 volte. Incidenti spaventosi, capaci di fermare chiunque. Ma non gli uomini di Corso Marche. Ci si rialzava, ci si scrollava la polvere di dosso, e si ricominciava a stringere bulloni. La pelle si curava dopo, la priorità assoluta era la corsa, era la vittoria della squadra.

Dalla Liguria all'inferno del Safari con "Pito" del Buono

Questa determinazione feroce era l'unica arma possibile per sconfiggere mostri sacri come il Safari Rally del 1989. Il video-servizio dell'Officina Ratto riserva immagini e ricordi emozionanti proprio di quell'edizione africana, dove la Lancia schierò, accanto a Miki Biasion, la seconda Delta Integrale ufficiale per l'asso argentino Jorge Recalde, guidato dalle note del mitico navigatore Jorge "Pito" del Buono.

Un'avventura titanica tra le pietraie e il fango del Kenya, affrontata con enormi strutture paravacche sul muso e fari supplementari per tagliare la notte della savana. Una gara dove il fango veniva sconfitto dal piede dei piloti ma, soprattutto, dai miracoli ingegneristici di Buschiazzo, Vittone e dei compagni d'avventura.

L'orgoglio di un'Italia che primeggiava nel mondo

"Corso Marche 38" non è semplicemente un libro di motorsport. È lo specchio fedele di un’Italia che sapeva primeggiare a livello globale grazie a qualità straordinarie: la determinazione incrollabile, l’impegno totale e una creatività fuori dal comune.

Uomini e donne incredibili che hanno trasformato le automobili torinesi in leggende imbattibili. Per scoprire i retroscena di questa presentazione, ascoltare la voce dei protagonisti e vedere immagini che fanno battere il cuore, non perdetevi il nostro servizio video esclusivo. E per vivere davvero il profumo di quell'officina mitica, il consiglio è uno solo: correre ad acquistare "Corso Marche 38".

Guarda il video completo dell'incontro all'Officina Ratto su Rivieradeifiori.tv!

 

Il cerchio si chiude: da San Lorenzo al Mare all'Oscar di Ruoteclassiche

C'è un ultimo, straordinario retroscena che unisce indissolubilmente il nostro territorio a questa epopea, svelato proprio da Roberto Ratto. La mitica Lancia Fulvia 1.6 HF ex-Brion — l'esatto, leggendario esemplare con cui Amilcare Ballestrieri e Arnaldo Bernacchini vinsero il Rally di Sanremo del 1972, regalando alla Lancia i punti decisivi per il Campionato Internazionale Marche — è tornata a splendere ai massimi livelli mondiali.

Acquistata in Francia da un collezionista, la vettura è stata sottoposta a un restauro filologico monumentale durato due anni, per un valore di circa 100 mila euro. Un lavoro di alta oreficeria meccanica coordinato da Roberto Ratto (che si è occupato personalmente di meccanica, ruote, sterzo e ammortizzatori) insieme a Roberto Vaiarelli della carrozzeria Scuderia Torino, con il supporto di Massimiliano Pettinato (impianto elettrico), Giacomo Baj (livrea) e la consulenza storica di una leggenda come Gianni Tonti, all'epoca responsabile del reparto corse Lancia. Il risultato? Un gioiello da 300 mila euro che ha conquistato il prestigiosissimo premio nazionale "Restauro dell'anno" ai Best in Classic di Ruoteclassiche.

"Dedico questo trofeo ad un grande uomo e pilota che purtroppo non è più tra noi, Amilcare Ballestrieri" ha dichiarato visibilmente emozionato Roberto Ratto, siglando un ponte perfetto tra il passato eroico e il presente.

Ma il vero cuore di questa storia batte nei ricordi dei nostri paesi. La storia dei rally è passata proprio da lì: da quella storica officina di San Lorenzo al Mare, situata proprio all'inizio della salita della Cipressa. Oggi quell'officina non esiste più fisicamente, ma è rimasta un santuario della memoria. È lì che ancora oggi, idealmente e nei racconti di paese, tanti appassionati si ritrovano la sera per condividere, davanti a un bicchiere di vino, i ricordi, gli aneddoti e la nostalgia di quella straordinaria e irripetibile avventura che sono stati i rally dell'epoca d'oro.

L'Italia che primeggiava nel mondo era fatta così: grandi macchine, ma soprattutto uomini immensi e officine di provincia capaci di fare la storia.

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