mostra di GIACOMO BALLA MILANO

Continua fino al 22 gennaio 2022 la mostra "Giacomo Balla 1902-1940: esistere per dare" a cura di Elena Gigli

Per vedere la mostra presso Palazzo della Banca d’Italia a Milano via Cordusio 5, e’ necessaria la prenotazione sul sito della Banca d’Italia. Obiettivo della mostra è quello di rendere omaggio a questo grande artista nella ricorrenza dei 150 anni dalla sua nascita, avvenuta a Torino, il 18 luglio 1871. La mostra articola sulle nove opere di Giacomo Balla appartenenti alla collezione della Banca d’Italia.

Giacomo Balla

Nato Torino

Verde violetto-sfaccettato

Uomo-intuitivo trascendentale

Pittore Futurista – dinamismo

Astrazione-stato d’animo

Equivalenti plastici- compenetrazioni

Ed altro che poi si vedrà.

Vita turbine tempesta

Maree vittorie allenamento

Lotta x lotta batte record

Indifferenza contro avversità

divertimenti O godimenti milioni

noie OXO – Soddisfazioni

esistere per dare –

difetti – semicircolari

Balla

 quadro in mosrtra  di GIACOMO BALLA MILANO

 

E’ il 1915 quando Balla scrive questo autoritratto in parole. Nato a Torino il 18 luglio 1871 da Lucia Giovanotti, una signora “piccoletta, autoritaria e despota” e da Giovanni, chimico e matematico oltre che interessato alla fotografia, rimasto orfano del papà, nel 1895 si trasferisce con la mamma a Roma. “Ho cominciato dai primi anni della mia vita a pensare: voglio fare un quadro. Nessuno mi aveva spiegato cosa ci voleva per dipingere. Io non avevo idea alcuna per l’esecuzione di un’opera e volevo fare un quadro, ora bisogna spiegare che mai persona mi ha dato forza e aiuto per raggiungere il mio ideale, dalla morte di mio padre ho sempre sopportato tutte le privazioni che la vita sociale può dare, e poco per volta mi sono allontanato dal mondo e mi avvicino sempre più alla natura”. Questi aspetti di Balla ben vengono presentati in questa esposizione che la Banca d’Italia dedica al pittore futurista torinese partendo proprio dall’autoritratto del 1902. Due anni dopo le nozze in Campidoglio con Elisa Marcucci, la nascita della primogenita Lucia (nel periodo futurista il suo nome diventerà Luce) aprono un nuovo momento felice della vita del pittore: grazie all’interessamento del sindaco Nathan, la famiglia Balla si trasferisce nella casa-convento tra via Parioli 6 (oggi via Paisiello) e via Nicolò Porpora con l’affaccio sulla natura di Villa Borghese con le sue statue e le fontane dalle acque ricche di riflessi. “Il pittore completo che ama la verità eterna nell’espressione della NATURA, quando viene pittoricamente suggestionato da essa, le correnti trasmissive sono ingenuamente prive di qualunque scuola, metodo, regola, maniera ecc. e sono verginalmente sincere, NATE solo perché hanno trovato quei dati specialissimi sensi o nervi scrupolosamente adatti alle creazioni artistiche”, scrive Balla e ancora si legge in uno dei tanti taccuini: “mi alimento della purezza buonissima della natura per cui figlio di essa non accetto nessuna affermazione. Ho un carattere ne’ così ne’ cosà, sono natura fatto da essa e non dagli uomini, per cui vivrò da me certissimo della mia arte che fa palese nella pittura la mia anima”.

In questi primi anni Dieci molte e internazionali sono le mostre dove Balla partecipa, con le vedute di Villa Borghese con le sue fontane e con molti ritratti che realizza alle più importanti personalità del mondo culturale e politico. Nel 1902 la critica scrive: “Balla trionfa. Certo quel Balla… dimostra qui, specialmente in una serie di ritratti, l’uno più forte dell’altro, come non sempre il successo debba essere legato a quella scrupolosa, e persino eccessiva coscienza della verità, dello studio, delle originalità”.

L’arte di Balla parte sempre dall’analisi della realtà: la natura di Villa Borghese come le gambe di un cane al guinzaglio o quelle della sua bambina Luce che corrono sul balcone, la mano che suona il violino come il volo delle rondini tra la grondaia, le automobili che corrono in via Nazionale a Roma, le vele di alcune barche mosse dal vento sul mare di Viareggio…. Il 30 ottobre 1914 nasce a Roma la secondogenita Elica: nel suo nome il pittore del movimento fissa l’idea dinamica della velocità e quella guerresca del volo.

Dopo la tecnica luminosa delle opere di Villa Borghese, passa agli anni della lotta aperta alle sue ricerche Futuriste esemplificato in questa sede al Colpo di fucile domenicale esposto già nel 1918 per riprendere da una parte la sua attenzione al ritratto e dall’altra l’interesse per l’arredamento come testimonianza di voler uscire dalle ristrette dimensioni del quadro per entrare nell’ambiente della vita.

Se da un lato il Ritratto di Luigi Boncompagni Ludovisi testimonia - attraverso il taglio fotografico - la forte introspezione psicologica tipica dell’arte di Giacomo Balla, dall’altra la filosofia della Ricostruzione Futurista dell’Universo del 1915 trova una nuova immagine nel 4 arazzi che invia a Parigi nel 1925 dove riceve la medaglia d’oro. Nella parete della V Exposition internationale des arts décoratifs, sopra al grande arrazzo del Geni Futurista, spicca di gran lunga quello intitolato Mare, vele, vento - Mare velivolato. Come sempre, nell’arte di Balla, ogni grande capolavoro è studiato in diversi studi a matita fino alla realizzazione finale che si avvicina all’opera finita.Decorare uno spazio per la vita diventerà l’idea-fissa del pittore artigiano; prima di ricostruire l’universo comincia ad allietare il suo piccolo bozzolo, scrive Fagiolo nel lontano 1968. La sua casa, il suo bozzolo diventa il nucleo da visitare dove la famiglia Balla realizza opere di arredamento futurista per venderle: girando per questa particolare officina, si può incontrare il pittore che “come un buon operaio si metteva al lavoro e quelle mani delicate, abilissime che avrebbero potuto con quattro pennellate eseguire un’opera passatista ricavandone migliaia di lire, preferivano impiastricciare colla, segare legni, tagliar carta e cartone per ricostruire lampade, paralumi, paraventi, giocattoli e venderli l’indomani a poche lire”, come ci ricorda la figlia Elica. La casa di Balla – ai Parioli fino al 1926, poi al quartiere Delle Vittorie – si presenta sempre come una fucina dove inventare, progettare e realizzare oggetti utili al lavoro ma anche belli e magici. Occorrono dei mobili per la camera dei bambini con gli angoli smussati affinché non ci si faccia male e si usano bambini schematizzati a formare le gambe… Occorrono dei fiori per rallegrare la casa e allora si tagliano dei legni e si incastrano tra loro senza viti ne chiodi fino a darci l’immagine di un tulipano rosa o di un cactus giallo… visibili infine nel quadro La seggiola dell’uomo strano dove al centro troneggia il nano-mago Giacomo Balla

Nel 1937, il giornale “Perseo” pubblica l’articolo Futuristi e futuristi dove Balla spiega che la genesi dell’arte pura è nell’assoluto realismo: “Avevo dedicato con fede sincera tutte le mie energie alle ricerche rinnovatrici, ma a un certo punto mi son trovato insieme ad individui opportunisti e arrivisti dalle tendenze più affaristiche che artistiche; e nella convinzione che l’arte pura è nell’assoluto realismo, senza del quale si cade in forme decorative ornamentali, perciò ho ripreso la mia arte di prima: interpretazione della realtà nuda e sana che attraverso la spontanea sensibilità dell’artista è sempre infinitamente nuova e convincente. “Balla torna alla realtà divinizzata della luce: vent’anni dopo, la strada del vero, abbandonata clamorosamente nel 1910, torna a presentarsi al pittore che ha saputo buttare alle ortiche la pittura. Resta infine da dire che la ricerca di Balla è si allegra e gioiosa ma anche, a suo modo, amara: cerca ma non sa forse che cosa, perché l’importante non è quello che si deve trovare ma l’importante è che si sta cercando. Soprattutto, leggiamo sempre in un altro dei suoi lucidissimi appunti di poetica, per un vero ricercatore l’equazione può anche essere: ‘NIENTE = TUTTO’”, ne scrisse Maurizio Fagiolo dell’Arco nel 1971.

 quadro diGIACOMO BALLA mostra MILANO

 

 

 

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