
SAN LORENZO AL MARE. C'è un'immagine, catturata in esclusiva dalle nostre telecamere, che da sola ridefinisce il significato della parola "sport". Attorno ai tavoli del ristorante U Nustromu di Paolo Tornatore, un gruppo di uomini fissa lo schermo di uno smartphone. Nei loro occhi non ci sono le quotazioni di borsa, i grafici dei diritti televisivi o l'ultimo trend dei social media. C'è il riflesso di un pallone pesante, di quelli che si usavano nel giugno del 1974, e il ricordo di un'impresa che ha segnato la storia di una provincia: lo scudetto tricolore "Dante Berretti" conquistato dall'Imperia contro la Romulea.
A cinquantadue anni da quel trionfo monumentale, i ragazzi di allora si sono presi una rivincita silenziosa ma clamorosa contro il cinismo dei nostri giorni. Riuniti grazie alla complicità del giornalista Marco Corradi, hanno dimostrato che il tempo può consumare i muscoli e imbiancare i capelli, ma non può scalfire un patto d'acciaio stretto nel fango dello stadio "Ciccione". Alla serata erano presenti quasi tutti i campioni cui si sono aggiunti gli amici, pure ex calciatori, Ino Buscaglia , Pino Vigilante e Adriano Pisano, a testimonianza di come quel legame d'affetto sappia allargare le proprie braccia anche a chi ha condiviso lo stesso percorso di vita e di sport.
Il valore di questa serata conviviale — diventata un documento video straordinario per Riviera dei Fiori TV — va ben oltre la pura nostalgia. È un atto di accusa, lucido e graffiante, contro la deriva del pallone contemporaneo. Oggi, nell'era delle multinazionali che comprano i club come giocattoli finanziari e di calciatori trasformati in brand ambulanti pronti a vendersi al miglior offerente, la parola "bandiera" sembra un reperto archeologico. Abbiamo accettato che i bilanci aziendali contino più delle bacheche, che il denaro della Champions League sia più sacro del brivido di una finale vinta.
Ma la lezione che arriva da San Lorenzo al Mare dice l'esatto contrario. Quegli adolescenti che nel 1974, sotto lo sguardo protettivo del presidente-notaio Nicolò Temesio e la guida di Luciano Dagnino, salirono sul tetto d'Italia, non cercavano contratti milionari. Cercavano la gloria della propria città. Volevano essere, e sono rimasti, simboli indissolubile di una comunità.
Mentre il calcio moderno si sgretola dietro contratti effimeri e scommesse online, la chat di WhatsApp di questa squadra continua a bruciare di messaggi, ironia e un affetto che dura da oltre mezzo secolo. Nei racconti e negli aneddoti inediti che ci hanno concesso in esclusiva, emerge il ritratto di un'epoca in cui lo spogliatoio era una famiglia e la parola data valeva più di una firma davanti a un notaio. Un calcio umano, pulito, di cui oggi avremmo disperato bisogno per purificare l'aria pesante di uno sport ridotto a mero intrattenimento per azionisti.
I campioni del '74 oggi camminano con il passo più pesante di chi ha vissuto intensamente, ma quando ricordano l'urlo della vittoria, il loro cuore batte con la stessa identica frequenza di cinquantadue anni fa. Il video di questa serata non è solo un amarcord: è un manifesto programmatico per chiunque creda ancora che il calcio sia, prima di tutto, una questione di sentimento.
Grazie per avercelo ricordato, ragazzi. La Riviera non vi dimentica.
L'ORGANICO DELL'IMPRESA E GLI AMICI DI SEMPRE
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I Guardiani della Porta: Enzo Canepa, Domenico Coscia, Enzo Martini.
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La Linea Difensiva: Franco Mareri, Mario Leone, Alfredo Bencardino, Nico Caprile, Giancarlo Bolla, Francesco Ghigliazza, Antonio Roberto Vitassovich.
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I Registi del Gioco: Ettore Gazzano, Pino Sabbatucci, Nicolino D’Errico, Giovanni Ottonello, Gianfranco Panizzi, Fausto Ranise, Corrado Navarra.
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Gli Uomini del Gol: Giovanni Bracco, Roberto Catroppa, Gianni Pittaluga, Francesco Garibbo, Gegio Montanari, Danilo Graglia, Ivano Vecchio.
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La Guida Tecnica: Orlando Rao, Luciano Dagnino, Bruno Demaurizi.
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I Quadri Societari: Ernesto Giorgi, Lino Roncallo, Ercole Demoro, Bruno Cerruti.
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Presenti alla serata come amici ed ex calciatori: Ino Buscaglia, Pino Vigilante e Adriano Pisano