
Un racconto profondo, poetico e senza tempo ha emozionato il pubblico riunito al Centro Culturale di Triora: la prima del documentario “Lo chiamavano Giuvanin” ha aperto uno squarcio autentico sulla vita di Giovanni Lanteri, il pastore ultranovantenne che continua a custodiare la memoria e la bellezza dell’alta Valle Argentina.
Quattro stagioni, 90 anni di storia e una saggezza antica
Diretto da Davide Avena, il lungometraggio è il frutto di un intenso anno di riprese. La macchina da presa ha seguito silenziosamente il fluire delle stagioni e le routine quotidiane di Giuvanin: dalle fioriture della primavera fino alle prime gelate autunnali, tra pascoli scoscesi, rifugi essenziali e una vita condotta lontano dal superfluo della modernità.
Giovanni Lanteri non è solo un protagonista: con la sua vita trascorsa tra i pascoli e senza le comodità della tecnologia contemporanea — illuminato solo dal fuoco e recentemente da una piccola lampada fotovoltaica — incarna una cultura alpina ed entroterrense che rischia di scomparire. Attraverso i suoi occhi e i suoi racconti, un singolo anno di immagini finisce per restituire quasi un secolo di storia del territorio ligure.
Una grande squadra per una produzione indipendente
Prodotto interamente in autofinanziamento, il progetto ha visto la sinergia di diverse professionalità del Ponente ligure. Accanto al sostegno di Matteo Oliva e Silvia Bregliano (La Fontana dell’Olmo), la realizzazione tecnica e visiva si è avvalsa dell'esperienza di professionisti d'eccezione.
In particolare, sottolineiamo il fondamentale contributo alle riprese del nostro stimato collaboratore e amico Roberto Amoretti (Civezza), che con la sua grande sensibilità visiva e passione per la narrazione del territorio ha affiancato la troupe guidata da Avena, Simone Caridi e Claudio Cecchi. Ad impreziosire le sequenze, la colonna sonora originale firmata da Luca Schiappacasse.




