San lorenzo al Mare la gestione del  verde pubblico

Cronaca di un'estate verde (e disperata): il Comune si accorge all'improvviso del degrado e corre ai ripari prima con un incarico spot da cinquemila euro e poi con un affidamento da 84.000 euro. Ma nell'atto manca tutto: durata del contratto, criteri di valutazione e qualsiasi dettaglio su cosa debba fare concretamente l'azienda. Il tutto mentre la maggioranza fa Ponzio Pilato, delegando tutto ai funzionari. E la quota di San Lorenzo in Amaie? Puramente ornamentale.

A San Lorenzo al Mare la gestione del verde pubblico è ormai diventata un thriller burocratico a puntate, dove la realtà supera di gran lunga la fantasia comica. Se pensavate che l'appalto da 84.000 euro dello scorso 25 agosto fosse un fulmine a ciel sereno, preparatevi al prequel: spulciando tra gli atti dell'albo pretorio, scopriamo che la macchina amministrativa era già intervenuta in modalità "pronto soccorso estivo" poche settimane prima.

Prima il "cerotto" d'agosto, poi il maxi-affidamento al buio

Facciamo un salto indietro al 10 agosto 2026: con la Determinazione n. 71, gli uffici decidono di tamponare l'emergenza in piena estate affidando un incarico "una tantum" alla solita Amaie Energia e Servizi per la modica cifra di 4.900 euro oltre IVA (totale 5.978 euro). Un intervento spot, giustificato dall'urgenza di garantire il decoro e la sicurezza, per il quale — come candidamente recita l'atto — non si è neppure ritenuto necessario formalizzare un contratto scritto, bastando un "colpo di telefono" e la corrispondenza intercorsa.

Fin qui, direte voi, un'amministrazione previdente che spegne l'incendio agostano. Ma il vero capolavoro arriva quindici giorni dopo, il 25 agosto, con la successiva Determinazione n. 74: preso atto che i contratti ordinari sono miseramente scaduti, si passa dalle stalle alle stelle (o meglio, dai cinquemila euro agli 84.000 euro oltre IVA) affidando nuovamente il verde alla stessa società tramite il portale MEPA.

Un atto che fa acqua da tutte le parti: mancano durata, criteri e un piano operativo

Prendi me, povero consigliere di minoranza senza nessuna preparazione amministrativa trascendentale, armato solo di un po' di sano pragmatismo e di occhiali da lettura. Mi metto lì, guardo la delibera da 84.000 euro e mi accorgo che manca pure l'abc:

  • La durata del contratto: non c'è verso di capire per quanto tempo l'azienda terrà in mano il servizio. Un buco nero temporale.

  • I criteri di valutazione: lanciano una Richiesta di Offerta (RdO) sul MEPA, ma si scordano di dire con quali criteri sceglieranno l'offerta o assegneranno i punteggi. Mistero della fede.

Nel dispositivo della determina si autorizza la spesa e si dà mandato di procedere sulla piattaforma telematica, ma a me, semplice cittadino prestato al consiglio, viene spontaneo chiedere: ok la spesa, ma esattamente cosa deve fare Amaie? Con quale frequenza? Quali standard?

  • Quanti sfalci d'erba sono previsti all'anno?

  • Quali sono le frequenze di potatura per le palme e le alberature cittadine?

  • Esiste un cronoprogramma vincolante o si procede "a chiamata"?

  • Quali penali sono previste in caso di disservizi o di aiuole lasciate all'abbandono?

Niente di tutto questo. Per capirlo non serve un luminare del diritto amministrativo: basta leggere l'atto per scoprire che non c'è traccia di un piano operativo. Si stanziano quasi centomila euro di soldi pubblici affidandoli alla "disponibilità" di un soggetto esterno, senza che un cristiano in Comune — e soprattutto noi cittadini — abbia in mano un parametro per verificare se il lavoro è stato fatto o se ci stanno prendendo in giro

La politica fa "Ponzio Pilato" e decide il funzionario

Il vero nodo politico, tuttavia, è un altro e fa sorridere (per non piangere). A firmare gli atti e a decidere le sorti del verde cittadino non sono né il sindaco né i membri della giunta, ovvero gli organi politici che si sono presentati ai cittadini chiedendo il voto e la fiducia.

Qui la maggioranza ha messo in scena la più perfetta delle trasposizioni di Ponzio Pilato: si lavano le mani dell'ordinario, abdicano completamente al proprio ruolo di indirizzo e lasciano che a firmare e decidere tutto sia esclusivamente il funzionario di settore. I cittadini hanno votato un programma politico, ma nei fatti a governare il territorio sono le determine d'urgenza e i timbri degli uffici, mentre la politica si gode il panorama e le feste a tema.

Società partecipata? Sì, ma solo per figura

E se qualcuno, per giustificare questa sorta di "monopolio verde" ad Amaie, dovesse tirare in ballo il fatto che il Comune è socio dell'azienda, vale la pena ricordare la nuda e cruda realtà dei numeri: la quota di partecipazione di San Lorenzo al Mare è una percentuale talmente infinitesimale da non consentire al nostro Ente di incidere neppure di una virgola sulle scelte industriali o operative. Una partecipazione puramente decorativa, buona sulla carta ma del tutto ininfluente nei fatti, che non ci mette certo al riparo dal subire passivamente le condizioni stabilite altrove.

Il cittadino paga, la politica guarda

Il risultato di questa gestione "a singhiozzo" è sotto gli occhi di tutti: prima la toppa d'agosto da cinquemila euro, poi l'assegno in bianco da 84.000 euro senza regole né durate, e nel frattempo un paese che continua a fare i conti con aiuole dimesse, piante secche e un decoro urbano affidato al caso.

I contribuenti di San Lorenzo continuano a pagare le tasse e a finanziare questi capitoli di spesa, mentre chi governa si sfila le responsabilità stile Ponzio Pilato. Ma tranquilli: se l'erba cresce troppo alta, c'è sempre un'altra determina "una tantum" pronta nel cassetto.

Il Mogugnatore Seriale — Pier Luigi Balestra, Consigliere di Minoranza

(E non preoccupatevi: la maggioranza si sta già allenando per la prossima puntata della saga "Come delegare tutto e vivere felici". Restate sintonizzati, ci sarà da ridere... o da piangere).

 

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