san lorenzo Mare baratto amministrativo

San Lorenzo al Mare! Quel luogo idilliaco dove la brezza marina incontra la finanza creativa e dove i burocrati sembrano usciti da un manuale di sopravvivenza burocratica di Kafka.

La telenovela inizia con una mozione dei consiglieri che osa l'inosabile: introdurre il famigerato baratto amministrativo (ex art. 201 D.Lgs. 36/2023). Ovvero, l'idea folle e sovversiva che un cittadino in temporanea difficoltà economica possa pagare la TARI o i tributi locali spalando foglie, pulendo aiuole o facendo piccoli lavoretti di pubblica utilità. Un concetto di solidarietà e sussidiarietà orizzontale che fa impallidire i tecnocrati.

Ma ecco che la maggioranza politica, anziché assumersi la responsabilità di dire "Sì, vogliamo aiutare la gente" oppure "No, non ci piace questa strada", attiva la sua mossa di autodifesa preferita: il gran bazar dei pareri contrari degli uffici.

1. Il festival del "Non si può fare" (firmato dai dirigenti)

La Ragioneria e l'Ufficio Tributi si mettono subito sull'attenti, sfoderando una sfilza di ostacoli insormontabili che farebbero paura a un'agenzia spaziale:

  • Il dramma della sicurezza (D.Lgs. 81/2008): Se un cittadino taglia l'erba del Comune, diventa improvvisamente un dipendente da Premio Nobel per la sicurezza. Servono visite mediche, corsi di formazione, DPI personalizzati e, ciliegina sulla torta, se starnutisce rischiamo la Corte dei Conti!

  • La paura dei sindacati e delle ditte: Pulire un marciapiede gratis? Ma orrore! È concorrenza sleale contro le grandi multinazionali dello spazzino comunale!

  • I numeri shock: L'Ufficio Tributi ci informa con orgoglio statistico che su quasi 7.900 Comuni italiani solo venti lo fanno, e in Liguria c'è un solitario e temerario comune resistenti. Insomma: se lo fanno in pochi, non si può fare per decreto divino.

2. La pezza peggiore del buco: "State sereni, c'è già il bonus!"

Il Comune risponde picche ricordando che per l'IMU la prima casa è esente (grazie al cielo e allo Stato centrale, non certo a uno sforzo locale) e che per i rifiuti c'è il famigerato "Bonus Sgate Rifiuti". Tradotto in soldoni: caro cittadino in difficoltà, non rompere le scatole con il baratto, affidati ai comodi e lentissimi canali ministeriali telematici, che l'amministrazione ci mette già il timbro di compassione.

3. Il grande classico: la politica si trincera dietro la scrivania

Ancora una volta, la maggioranza di San Lorenzo al Mare dimostra di possedere un superpotere formidabile: l'evaporazione della volontà politica.

Quando si tratta di fare scelte di indirizzo sociale, di inventarsi soluzioni per chi non arriva a fine mese o di interpretare una norma a favore della comunità, la politica locale si fa piccina piccina, indossa il camice del ragioniere e sussurra: "Oh, lo dicono gli uffici! Noi vorremmo tanto, ma la Corte dei Conti ci guarda, la Ragioneria trema, e poi i DPI costano troppo".

Gli uffici fanno giustamente il loro mestiere contabile e formale, segnalando i paletti. Ma è la politica che dovrebbe tracciare la rotta, sciogliere i nodi normativi, scrivere i regolamenti e trovare le coperture. Invece, a San Lorenzo, gli amministratori sembrano semplici passacarte dei propri stessi dipendenti, bravissimi a delegare le scelte scomode alla burocrazia per poi recitare la parte dei dispiaciuti spettatori.

Alla fine, i tributi si pagano rigorosamente in euro, la povertà si combatte con le statistiche degli altri comuni e il baratto amministrativo resta una bella chimera buona solo per qualche interrogazione consiliare.

Una domanda sorge spontanea: Pensi che questa levata di scudi burocratica sia figlia di una reale e insormontabile incapacità organizzativa del Comune, o piuttosto della totale mancanza di coraggio politico di questa maggioranza nel voler lanciare segnali concreti ai più deboli?

L'eredità spirituale (ma solo a parole)

La beffa nella beffa, poi, si tinge di toni shakespeariani se pensiamo ai riferimenti politici locali. Il buon "Mazzarese" non perde mai occasione per proclamarsi erede spirituale e morale del compianto sindaco Franco Bianchi, una figura che – piaccia o no – ha fatto del sociale, della vicinanza alla gente e dell'ascolto i cavalli di battaglia della sua intera vita amministrativa.

Viene da chiedersi: se il compianto Franco Bianchi vedesse il suo sedicente erede politico oggi, comodamente seduto in maggioranza a delegare tutto ai pareri contrari di ragioneria e tributi pur di non sporcarsi le mani con un regolamento sul baratto per chi non arriva a fine mese, cosa direbbe? Probabilmente ricorderebbe che la politica vera non si fa nascondendosi dietro i commi del TUEL o le paure della Corte dei Conti, ma trovando soluzioni. Usare la figura di Bianchi come santino elettorale per poi rimbalzare i poveri cristi con le statistiche dei comuni liguri è un capolavoro di giravolta politica.

Alla fine, tra l'ombra del passato e la polvere degli uffici odierni, a San Lorenzo al Mare a barattarsi non sono i tributi con i lavori di pubblica utilità, ma la coerenza politica in cambio del quieto vivere burocratico.

 

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