centrale nucleare francia

 Il dibattito sull’energia atomica sta per travolgere la politica italiana e le nostre comunità. Ma prima di chiederci se siamo favorevoli o contrari al nuovo nucleare, c’è un dettaglio che quasi tutti hanno dimenticato: per noi liguri questo non è un argomento astratto o una novità da laboratorio. È una storia che si è già arrampicata lungo i tornanti del nostro entroterra e che si specchia, ogni giorno, appena al di là del nostro confine occidentale.

Quando l’Agip cercava il "combustibile" a Passo Langan

Bisogna tornare indietro agli anni tra la fine del '70 e i primi anni '80. In piena crisi energetica, l'Agip Nucleare e la Somiren mapparono l'intero arco alpino alla ricerca dell'uranio. I geologi di Stato non si fermarono alle Alpi piemontesi o lombarde: risalirono le dorsali della Valle Argentina e della Val Nervia, spingendosi fino all'area di Passo Langan.macchina per ricerca uranio

 

 

I frequentatori di quelle strade in quegli anni — io ci passavo continuamente, spinto dalla mia viscerale passione per le auto da corsa e per le prove del Rally di Sanremo — ricordano bene un dettaglio insolito: un imponente mezzo fuoristrada snodato (uno skidder forestale) dipinto con la tipica livrea bianca dell'Agip, parcheggiato a lungo nel piazzale sterrato del Langan. Serviva a farsi strada tra la vegetazione per trasportare pesanti attrezzature da carotaggio nelle zone più scoscese. Poi arrivò il referendum del 1987 e tutto si fermò. I macchinari sparirono e il silenzio calò su quella stagione esplorativa.

Il paradosso del confine: dal sito di Bugey a Tricastin

Mentre l'Italia congelava il suo programma atomico, dall'altra parte delle Alpi la Francia tirava dritto, rafforzando costantemente la propria spina dorsale energetica a pochissimi chilometri in linea d'aria dal nostro territorio.

Basta guardare la mappa e i piani ufficiali del colosso energetico transalpino EDF per capire la portata del paradosso. La Francia sta infatti accelerando sul rinnovo dei propri impianti proprio nell'area più vicina a noi:

  • Il sito di Bugey: situato nel dipartimento dell'Ain, questo snodo strategico nel cuore della Valle del Rodano è stato designato ufficialmente da EDF per ospitare la terza coppia dei nuovi reattori ad alta potenza EPR2, ponendosi come un "collegamento essenziale" nel programma atomico francese proprio al crocevia dei principali assi energetici del sud-est d'Oltralpe.

  • I complessi storici: impianti imponenti come Tricastin o il celebre sito di Marcoule con lo storico reattore autofertilizzante Phénix, tutti distribuiti lungo l'asta fluviale che guarda verso il nostro Nord-Ovest.

Il risultato di questo quadro geografico e politico è palese:

  • Importiamo e paghiamo l'energia francese: L'Italia acquista quotidianamente quota parte dell'energia elettrica prodotta da quei reattori per soddisfare il proprio fabbisogno, trasferendo miliardi di euro all'estero.

  • Subiamo lo stesso rischio teorico: In caso di incidente rilevante o contaminazione transfrontaliera, i venti e le correnti non si fermano alla dogana di Ventimiglia. L'impatto ambientale o le allerte sanitarie coinvolgerebbero direttamente il nostro Ponente ligure.

  • Zero ritorno economico: Non gestendo impianti sul nostro suolo, l'Italia e la Liguria non incassano royalties, non generano l'indotto industriale diretto di produzione e subiscono passivamente i prezzi decisi dai mercati esteri.

La Liguria regina della tecnologia con Ansaldo Nucleare

Se da un lato importiamo l'energia d'oltralpe, dall'altro la nostra regione detiene un primato tecnologico e industriale straordinario che pochissimi cittadini conoscono.

Come certificato dallo studio strategico realizzato da TEHA Group, Edison e Ansaldo Nucleare, la filiera italiana del nuovo nucleare conta circa 70 aziende eccellenti, e la genovese Ansaldo Nucleare (Gruppo Ansaldo Energia) è una delle punte di diamante a livello europeo e mondiale.

Oggi la sfida non riguarda più solo le mega-centrali tradizionali, ma i cosiddetti SMR (Small Modular Reactors): reattori modulari di nuova generazione, compatti (da 100 a 450 MW), ad altissima sicurezza passiva, con ridottissimo consumo di suolo e acqua, capaci di produrre elettricità programmabile e calore per le industrie.

Lo studio stima che lo sviluppo di circa 20 di questi piccoli impianti in Italia entro il 2050 potrebbe generare un impatto economico di oltre 50 miliardi di euro e creare 117.000 posti di lavoro. E gran parte dell'ingegneria e della componentistica di punta nascono e nasceranno proprio a Genova.

Un dibattito da aprire: pronti a cambiare prospettiva?

Il quadro è chiaro: abbiamo una memoria storica di carotaggi nei boschi di Passo Langan, un confine ligure cinto dalle grandi centrali francesi da cui compriamo energia (e su cui la Francia continua a investire con progetti strategici come i nuovi reattori a Bugey), e la testa tecnologica del nuovo nucleare pulito a Genova.

La domanda politica e civile che vorrei porre a tutti voi è semplice: ha ancora senso dire "No al nucleare sotto casa" quando il nucleare ce l'abbiamo già a due passi oltreconfine, con tutti i rischi potenziali ma senza alcuno dei benefici economici ed energetici?

Continuare a rifiutare a priori la tecnologia degli SMR (progettata proprio in Liguria) significa rimanere clienti paganti della Francia, o siamo pronti a valutare un'indipendenza energetica vera, sicura e moderna ?

💡 PER APPROFONDIRE:

Per chi volesse consultare dati, studi tecnici e approfondimenti divulgativi sullo stato dell'arte delle nuove tecnologie e sul dibattito energetico in Italia, è possibile visitare il sito dell'Associazione Italiana Nucleare:

👉 https://associazioneitaliananucleare.it

 

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.