
SANREMO — Non c'è polvere di museo nei pistoni riaccesi da Leonardo Giordano. Sul palcoscenico del Teatro del Casinò di Sanremo, l'automobile non è stata celebrata come un cimelio da custodire sotto una teca di vetro, bensì come un interrogativo vivo, tagliente e urgente sul destino industriale del Paese.
È con questo spirito che il saggio “Romeo e l’Alfa. Storia di un mito italiano” (Historica Giubilei Regnani) ha conquistato il terzo gradino del podio nella sezione Saggistica del prestigioso Premio Antonio Semeria. Un riconoscimento che premia non solo la rigorosa ricostruzione storica, ma la capacità di trasformare una grande epopea industriale in una chiave di lettura per il presente.

Oltre il Biscione: Le Radici di un'Idea
Il volume scava nelle pieghe meno battute di una leggenda che affonda le radici nell'ingegno e nella visione. La storia raccontata da Giordano non si limita alla cronaca sportiva o al fascino intramontabile delle linee disegnate dai grandi maestri del carrozzeria italiana. Al centro della narrazione c'è l'uomo, c'è la scommessa industriale e c'è il coraggio di osare in un'Italia che, attraverso le epoche, ha saputo costruire capolavori di ingegneria capaci di sfidare i mercati globali.
«Parlare oggi di una grande dinastia industriale italiana e del suo simbolo più iconico non significa rifugiarsi nel culto del passato per colmare i vuoti del presente. Al contrario. La storia dell'auto nel nostro Paese è stata per decenni il termometro della nostra capacità di innovare, di rischiare, di fare sistema tra intuizione ingegneristica e visione strategica.
Quando ci interroghiamo sulla traiettoria odierna della mobilità, ci scontriamo con un vuoto di prospettiva che non riguarda solo i volumi produttivi o le transizioni tecnologiche imposte dall'alto, ma il senso stesso della nostra sovranità industriale. Un Paese che rinuncia a produrre, a progettare e a difendere i propri capisaldi manifatturieri finisce per smarrire il proprio alfabeto economico.
L’Alfa Romeo, nella lettura di Giordano premiata a Sanremo, ci ricorda che l'auto non è mai stata un semplice mezzo di trasporto, ma l'incarnazione di un carattere nazionale fatto di stile, audacia e competenza tecnica. Se vogliamo che questo patrimonio non si riduca a polvere d'archivio, dobbiamo ripartire da quella stessa audacia: ripensare le filiere, pretendere un ruolo centrale nei mercati globali e rimettere l'industria al centro dell'agenda del Paese. Il futuro non si subisce; si progetta, esattamente come si disegna una linea aerodinamica destinata a sfidare il tempo.»




