
Francesco Bianchi (28 dicembre 1954 – 7 marzo 2026) non è stato solo il Primo Cittadino di San Lorenzo al Mare dal 1991 al 2004; è stato una presenza cardine per la nostra comunità, un uomo che ha saputo attraversare le stagioni della politica e della vita con una coerenza rara. Si è spento nella sua casa, circondato dal mare e dagli affetti, dopo aver affrontato con dignità una lunga malattia.
Questa pagina nasce come uno spazio aperto: un luogo di raccolta per chiunque desideri lasciare un pensiero o condividere un frammento di strada percorso insieme a lui.
Oltre la scheda elettorale: un ricordo personale
Voglio iniziare questo racconto partendo dal mio legame con Franco. Come molti sanno, non ho mai nascosto le mie radici politiche di centro-destra, né la fierezza con cui le sostengo. Tuttavia, credo fermamente che chi fa informazione abbia il dovere morale di riconoscere il valore intellettuale e lo spessore umano, ovunque essi si trovino.
L’egemonia culturale è un terreno di scontro tra idee diverse, ma il rispetto per chi ha segnato la storia del nostro borgo è, e deve restare, un valore condiviso. Fortunatamente, la stima per un grande amministratore e per un uomo di pensiero può viaggiare su binari paralleli rispetto alle scelte dell’urna elettorale.
La voce di Franco: i video come testimonianza
Vi invito ad ascoltarlo con attenzione nei filmati che seguono. Sono testimonianze forse troppo brevi per restituire l'intera complessità di chi è stato Franco Bianchi, ma sono frammenti preziosi che ho avuto il privilegio di raccogliere quando il tempo ci ha concesso di incontrarci.
In questi video scoprirete una verità fondamentale: i grandi contenuti non hanno bisogno di tessere di partito per essere apprezzati. La sua dialettica, la sua preparazione e la sua passione civile parlano un linguaggio universale.
Un viaggio a ritroso
Il nostro viaggio nella memoria inizia con un documento di profonda commozione: il video dell’ultimo saluto presso il Tempio Crematorio di Sanremo, una testimonianza che la famiglia di Franco mi ha gentilmente permesso di realizzare e condividere con tutti voi.
Un caro saluto, Franco. Il dialogo, tra noi, non finisce qui Pier.
Un Patto tra Uomini Liberi
Il profilo umano di Franco non può essere compreso appieno senza citare il profondo legame di militanza e amicizia che lo univa al suo predecessore, Luciano Re. Un rapporto nato all’ombra di una bandiera di partito e cementato da un "patto laico" che sa di altri tempi: la promessa reciproca che nessuno dei due avrebbe lasciato questo mondo senza che l’altro trovasse le parole giuste per onorarne il ricordo.
Questo impegno, lontano da ogni liturgia religiosa, rappresenta l’essenza della laicità di Franco: un giuramento civile basato sulla parola data, sulla stima che resiste ai dissapori e su una visione del mondo dove l’uomo è l’unico responsabile delle proprie azioni e della memoria che lascia.
Il Socialismo come Difesa degli Ultimi
Per Franco, la militanza politica era una missione ereditata dai padri del socialismo del Novecento. Insieme a Luciano Re, ha interpretato il ruolo di amministratore con una "fiamma profonda": quella di stare sempre, per principio e per scelta, dalla parte dei più deboli.
Nelle testimonianze video che abbiamo il privilegio di ospitare in questa pagina, emerge chiaramente questa filosofia: una politica fatta di piccoli passi, di "acciaio" interiore e di una tenacia instancabile. Franco ricordava spesso come la giustizia sociale non fosse un concetto astratto, ma si traducesse in atti concreti: portare l'acqua nelle case, risanare le fognature, difendere chi non aveva voce.
Nel panorama politico locale, il concetto di laicità viene spesso erroneamente interpretato come un’assenza di valori o, peggio, come un’ostilità preconcetta verso il sacro. La figura di Francesco (Franco) Bianchi, restituisce invece a questo termine il suo significato più nobile: la laicità come spazio di libertà, accoglienza e dignità per ogni essere umano.
Un video documentale recente mette a confronto due momenti distanti nel tempo ma uniti da un unico filo conduttore: la centralità della persona.
L’Incontro con il Sacro: Il Benvenuto a Don Ghersi
La prima parte del filmato ci riporta all’insediamento del nuovo parroco, Don Ghersi. Qui, Bianchi non si presenta come un fedele, ma come la massima autorità civile del borgo. La sua proclamazione di laicità non è un muro, ma un ponte.
"Impegnarsi come amministrazione comunale ad essere vicino e disponibile ai bisogni della comunità parrocchiale" non è per Bianchi una sottomissione confessionale, ma il riconoscimento del valore sociale e spirituale che la parrocchia rappresenta per i suoi cittadini. In questo frangente, la laicità di Bianchi si manifesta come rispetto istituzionale: lo Stato che riconosce la Chiesa come interlocutore fondamentale per il benessere della collettività, senza mai rinunciare alla propria autonomia.
La Battaglia per la Libertà: L’Appello #LiberiFinoAllaFine
Il montaggio video compie poi un salto temporale e ideale verso la seconda parte, dove ritroviamo Bianchi testimone e attivista per l’Associazione Luca Coscioni. Nel dicembre 2014, l’ex sindaco mette il proprio volto e la propria voce al servizio della campagna per il fine vita assistito.
Qui la laicità di Bianchi si evolve in impegno civile e difesa dei diritti inalienabili. Rivolgendosi con un fermo "Onorevoli parlamentari" alle telecamere, Bianchi rivendica per lo Stato il dovere di legiferare per garantire a ogni individuo la libertà di scegliere come congedarsi dalla vita. Non c’è contraddizione tra il sindaco che accoglie il parroco e l’uomo che sostiene l’eutanasia legale: in entrambi i casi, Bianchi difende la libertà di coscienza.
Conclusione: La Laicità come Sintesi
Questi video ci consegnano il ritratto di un uomo delle istituzioni che ha saputo navigare tra le pieghe della società ligure con una bussola chiarissima: il bene comune.
La laicità di Francesco Bianchi non è stata "chiusura", ma una forma superiore di accoglienza. È la laicità di chi sa che le istituzioni devono essere una "casa di vetro" capace di ospitare la preghiera di un parroco e il grido di dignità di chi soffre, garantendo a tutti, indistintamente, il diritto di essere liberi fino alla fine.

Il gioco beffardo del destino: Osvaldo e Franco, l'ultimo incontro su un tabellone
C’è un dettaglio in quel mosaico di carta che ferma il respiro e trasforma la cronaca in poesia tragica. Tra i tanti manifesti che affollano la bacheca di San Lorenzo al Mare, ne spicca uno che sembra scritto dal destino stesso, prima ancora che dagli uomini. È il saluto a Osvaldo.
Per uno strano e crudele gioco della sorte, quel manifesto per Osvaldo è stata una delle ultime testimonianze pubbliche scritte da Franco Bianchi. Con la sua solita penna densa di umanità, Franco aveva voluto salutare l'amico scomparso poco prima di lui, parlando di "impronte sulla sabbia" che la pioggia non può cancellare.
Oggi, a pochi giorni di distanza, la realtà ha superato la scrittura: il manifesto scritto da Franco e quello scritto per Franco si ritrovano fianco a fianco, incollati sullo stesso legno arrugginito. È un’immagine potente, quasi cinematografica: l'autore e l'oggetto del cordoglio uniti in un ultimo, silenzioso dialogo pubblico.
Quel tabellone non è più solo una bacheca di annunci funebri; è diventato il luogo di un appuntamento fuori dal tempo. Franco, che aveva appena finito di onorare la memoria di un amico, si ritrova ora a riceverne l'eco dai manifesti vicini. Le impronte di cui scriveva per Osvaldo sono diventate improvvisamente le sue, lasciando alla comunità di San Lorenzo il compito di proteggerle dalla pioggia dell'oblio.
Il cerchio si chiude: l'abbraccio dei famigliari e degli amici
Se i manifesti delle associazioni raccontano l'opera pubblica di Franco Bianchi, sono i piccoli fogli affissi accanto, quelli firmati dai suoi cari, a restituirci l'uomo nella sua essenza più intima.
Al centro del tabellone, il messaggio della moglie Ornella, del figlio Alessandro, di Céline e dei famigliari colpisce per la sua disarmante semplicità: "Non lasciarci così amaramente questa mattina...". È il grido di chi ha condiviso con lui non solo le battaglie politiche, ma la quotidianità di una vita intera. L'invito per un ultimo saluto al Tempio Crematorio di Sanremo diventa l'ultimo atto di una storia familiare vissuta all'ombra (e al servizio) di San Lorenzo.
Una vita in un tabellone
Questo mosaico di carta, incollato su una bacheca che porta i segni del tempo, è la sintesi perfetta della laicità di cui abbiamo parlato: una laicità che si fa carne nel rispetto reciproco, dove il manifesto del Sindaco Mazzarese e quello della famiglia convivono, uniti dal medesimo dolore.
Il cordoglio delle istituzioni: Il manifesto del Sindaco
Il Sindaco in carica, Enzo Mazzarese, ha affidato a un manifesto pubblico il commosso saluto di tutta l'amministrazione e della cittadinanza. Ecco le parole dedicate a Franco Bianchi:
"Oggi salutiamo Franco Bianchi, uomo delle istituzioni e figlio autentico di questa terra. Per molti anni hai servito con dedizione la comunità di San Lorenzo al Mare, portando sulle spalle la responsabilità di guidare il nostro paese nei momenti sereni e in quelli più difficili. Anche se molto giovane rammento i giorni drammatici dell'alluvione del 1998 dove non ti sei mai risparmiato per portare solidarietà e conforto ai tuoi compaesani.
Da Sindaco non sei stato soltanto un amministratore, ma un punto di riferimento: un uomo capace di ascoltare, di decidere e di difendere con passione il bene comune. Il tuo impegno ha lasciato tracce concrete nelle strade, nei progetti e nelle scelte che hanno contribuito a costruire il presente della nostra comunità.
Ma soprattutto rimarrà il ricordo dell'umanità, della vicinanza alle persone e del senso profondo di responsabilità verso il tuo paese. A te va la nostra gratitudine per il tempo donato, per le battaglie affrontate, per il servizio reso con abnegazione e spirito di sacrificio.
Che la terra di San Lorenzo, che tanto hai amato, possa ora accoglierti con la stessa serenità con cui hai servito la sua gente. Grazie, Franco. Il tuo esempio continuerà a vivere nella memoria e nella storia della nostra comunità."
Il Sindaco Enzo Mazzarese – San Lorenzo al Mare, 7 marzo 2026
Il saluto dei successori: Marina Avegno e Paolo Tornatore
Tra i tanti messaggi, spicca quello firmato da Marina Avegno e Paolo Tornatore. Non è solo un saluto di cordoglio, ma una testimonianza di vita vissuta tra i banchi del Consiglio Comunale. Entrambi hanno mosso i primi passi nell'amministrazione pubblica proprio al fianco di Franco Bianchi, per poi ricoprire, negli anni successivi, lo stesso ruolo di Sindaco.
Nel loro testo traspare la complessità di un rapporto fatto di stima profonda e, a volte, di visioni divergenti, tipico di chi cresce sotto l'ala di un leader carismatico. Scrivono con onestà di "momenti di contrasto e visioni politiche diverse", che però non hanno mai scalfito il senso di appartenenza a una scuola di pensiero che metteva il paese davanti a tutto.
Ricordano un Franco Bianchi "instancabile", capace di portare avanti i propri progetti con una forza tale da apparire, a volte, difficile da seguire, ma sempre con lo sguardo rivolto a un orizzonte lontano. Il loro "Grazie" suggella un percorso iniziato decenni fa: il riconoscimento di chi ha imparato il mestiere di servire la comunità osservando l'uomo che, per tredici anni, è stato il baricentro di San Lorenzo.
Ecco il testo completo
Ciao Franco.
È doveroso scrivere di te, ma difficile perchè l'arte della prosa è sempre stata tua, difficile perchè le parole per salutare un Amico pubblicamente con il Cuore e non con parole istituzionali non è semplice ed è questo che ci limitetemo a dirti.
Grazie per tutto quello che ci hai insegnato, stare al tuo fianco ad amministrare il nostro Paese è stato un onore,
ricostruirlo con te è stata un'esperienza che ha segnato la nostra storia. Ci hai insegnato il senso di appartenenza.
Negli anni non sono mancati momenti di contrasto e visioni politiche diverse, ma questo non ha mai compromesso la stima per l' Uomo che sei stato.
Instancabile, hai comunque portato avanti i tuoi progetti per tutti noi, anche nei monenti più difficili, con lo sguardo sempre rivolto lontano, a volte così tanto da aver preceduto i tempi.
Anche se non sempre sei stato capito, non hai mai mollato e sicuramente ci hai lasciato un paese migliore.l passo di lato: Le dimissioni del 2011 e l’investitura della nuova generazione
C'è un documento video del novembre 2011 che cattura l'essenza dell'uomo delle istituzioni. Franco Bianchi, seduto sui banchi della minoranza dopo vent'anni di protagonismo assoluto, annuncia le sue dimissioni. Non c'è amarezza nelle sue parole, né tattica politica: c'è la lucidità di chi sa che "ogni amministrazione ha un inizio e ha una fine".
In questo filmato, Bianchi spiega che il suo nuovo lavoro non gli permette più di onorare l'impegno con la costanza che il paese merita. Ma è nelle motivazioni profonde che ritroviamo il legame con Marina Avegno e Paolo Tornatore. Bianchi afferma con forza che è "giusto lasciare spazio a nuove idee, a nuove cose, a nuove posizioni", sottolineando che l'attaccamento eccessivo alla poltrona sia un errore per chi ama la propria comunità.
È proprio in questo contesto di "lasciar fare" che si inserisce la crescita di Marina e Paolo. Sebbene si fossero trovati su posizioni diverse (Marina lo aveva sfidato e vinto nel 2009), in questo video Bianchi dimostra una laicità intellettuale rara: riconosce che il susseguirsi dei periodi amministrativi deve potersi "sedimentare", accettando che chi viene dopo possa fare bene o male, ma debba avere il diritto di provarci senza l'ombra ingombrante del predecessore.
La difesa dei sindaci: un'eredità condivisa Nel video, Bianchi spende parole di profonda solidarietà per gli amministratori che in quel momento affrontavano le alluvioni (citando il caso di Genova), ricordando il proprio "battesimo del fuoco" del 1998. Difende il ruolo del Sindaco contro la "mania di dar sempre la colpa agli altri", spiegando che i disastri sono frutto di errori stratificati in un secolo di cattiva gestione del territorio.
Questa visione — il Sindaco come parafulmine di responsabilità antiche, ma anche come unica speranza per il futuro — è l'eredità più pesante e preziosa che ha lasciato a Marina Avegno e Paolo Tornatore. Vedendoli oggi come suoi successori, quel gesto di dimissioni del 2011 appare non come un addio, ma come l'ultimo atto di fiducia verso coloro che, formati alla sua scuola, avrebbero continuato a prendersi cura di San Lorenzo al Mare.




